Step 03: La scienza

 La storia della scienza dietro la pellicola cinematografica

La branca della scienza dietro alla pellicola cinematografica e alla pellicola fotografica è sicuramente la chimica. Il materiale di cui è composto lo strumento è la chiave del suo funzionamento e approfondiremo nel dettaglio il suo funzionamento nel prossimo articolo.
Come abbiamo visto il primo a ideare il procedimento di creazione della pellicola fu il reverendo Hannibal Goodwin, fu però  George Eastman a produrre la prima pellicola in bianco e nero a base di celluloide con all'interno gli alogenuri d'argento fotosensibili. La pellicola fu utilizzata inizialmente nelle macchine otografiche Kodak e poi nel kinetoscopio di Edison. Con l'avvento della macchina dei fratelli Lumière, il "cinématographe", e il successo commerciale del cinema, nacquero altri formati per la pellicola. Per regolamentare un mercato che stava diventando velocemente troppo caotico, dove circolavano film e macchine contraffatte, fu indetto nel 1909 a Parigi il Congresso degli editori di film, ove si stabilì in via definitiva che la pellicola 35 mm, la più diffusa, sarebbe divenuto lo standard e  avrebbe avuto quattro perforazioni per fotogramma secondo il progetto di Thomas Edison.
Una striscia di negativo a colori
 da 35 mm non sviluppato.
Ad oggi la pellicola non è molto diversa da quella di cent'anni fa. Ovviamente ci sono stati miglioramenti e implementazioni di nuove caratteristiche come la sostituzione della celluloide, altamente infiammabile, con il triacetato di cellulosa.
Il sonoro cinematografico nasce nei primi anni del novecento come sonoro non sincronizzato con le immagini; dalla metà degli anni venti si diffuse l'uso di dischi fonografici per l'accompagnamento musicale. Già nel 1906 Eugène Augustin Lauste brevettò il ristretto fascio di luce indispensabile per includere il suono inciso direttamente sulla striscia di pellicola. La prima casa di produzione cinematografica a scommettere sul sonoro fu la Warner Bros. Il primo film sonoro della Warner a fini commerciali fu "Don Giovanni e Lucrezia Borgia", la cui prima proiezione avvenne il 6 agosto del 1926.
Le prime pellicole cinematografiche a colori arrivarono ufficialmente negli anni trenta, anche se il primo cortometraggio a colori risale al 1908.
Poiché ai suoi esordi la pellicola vergine era sensibile solamente ai colori dal blu al verde ma non al rosso, si dovette aspettare l'avvento delle emulsioni sensibili a tutte le componenti dello spettro visibile per avere le prime vere riprese a colori. Nel frattempo i primi film proiettati a colori venivano colorati a mano utilizzando coloranti all'anilina per creare un colore artificiale.
Una striscia di negativo a colori
 da 35 mm non sviluppato.

La moderna pellicola a colori è basata sul sistema a mescolanza sottrattiva, che riproduce i colori della scena scindendo la luce bianca e impressionando contemporaneamente diversi strati di gelatina sensibile ai vari colori, depositati su una singola striscia di pellicola. Un colore sottrattivo (ciano, magenta, giallo) è ciò che rimane quando uno dei colori additivi primari (rosso, verde, blu) è stato rimosso dallo spettro. La pellicola a colori monostriscia della Eastman Kodak era composta da tre diversi strati di emulsione sensibile ai colori, su un'unica striscia di pellicola. Il Kodachrome, introdotto nel 1935, fu la prima applicazione di pellicola monopack multistrato che ebbe successo commerciale.



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